Se l'alternativa è sostituire i big con altri big, non abbiamo capito
niente.
Flashback necessario: 19 settembre 2017, San Gennaro stava compiendo
il miracolo, ero impegnato in giri di telefonate frenetiche per stabilire un
luogo centrale in cui vederci in serata: la decisione cadde per il più centrale
spazio 5 stelle di San Giorgio a Cremano.
Molti consiglieri comunali raccolsero l’invito, il tema era l’elezione
del capo politico.
Nulla contro colui che poi lo sarebbe diventato per acclamazione, ma
avevamo riscontrato il corto circuito che si sarebbe venuto a creare, laddove
il capo politico del M5S fosse coinciso con il candidato alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
Scrivemmo una lettera condivisa al fondatore, garante e capo del M5S,
Beppe Grillo. Totò e Peppino insegnano che quando ci sono troppe mani a
scrivere, le missive non riescono bene in termini letterari, ma il significato
era pregnante: «Sosteniamo che premier e capo politico non debbano coincidere
perché una figura istituzionale e l’altra di garanzia». Brevi, concisi,
essenziali.
Fummo attaccati da tutti, ricordo anche un video abbastanza offensivo,
girato a Rimini 5 Stelle da un senatore che riprendeva un attuale facilitatore
il quale, figlio della sua giovane età, sussurrava con il sorrisetto beffardo
di chi ha capito tutto, che il capo politico era indicato al fine di
ottemperare alla legge elettorale: «Semplice, lo capiscono anche i ragazzi»!
Sappiamo tutti poi come andò, Luigi Di Maio diventa capo politico e
candidato primo ministro.
Tre anni dopo, novembre 2020, Stati Generali del M5S. Il MeetUp
penisola sorrentina mi invita a predisporre un documento da condividere con il
gruppo, affinché si fosse presenti e si potesse esprimere il proprio punto di
vista. Lo scrivo, e dopo discussione il documento è approvato; si intitolerà
«Voce ai Territori».
Nell’esposizione concisa e marcatamente politica, avevo individuato
tre punti chiave:
1. Capo Politico e Garante non devono assumere incarichi di governo o
esserne espressione. In egual misura i membri del Collegio dei Probiviri e del
Comitato di Garanzia.
2. Abolire e vietare doppi incarichi all’interno del MoVimento e
finalizzare le restituzioni delle retribuzioni alla nostra macchina
organizzativa territoriale.
3. Limitare e destinare il Ruolo dell’associazione Rousseau, allo
sviluppo della piattaforma e dei servizi.
Più altri tre punti che avrebbero potuto rinvigorire i cosiddetti
MeetUp.
Fummo inghiottiti in un vortice di videocall, Voce ai Territori si
integrò con altri gruppi e divenne Io sono il Movimento, lì ciascuno aggiungeva
proposte perlopiù tese alla riorganizzazione, perdendo a mio avviso lo scopo “politico”
di quello che doveva essere il nostro “congresso”.
Non ho partecipato alle votazioni giacché facilitatori e
rappresentanti ai tavoli, non solo hanno prodotto il nulla, ma hanno addirittura
omesso i tre punti fondamentali individuati, che seppure in modi ed esposizioni
diverse, erano stati significativamente sottolineati più o meno da tutti.
La morale della favola risulta palese per gli accadimenti odierni che
stanno di fatto uccidendo il M5S.
Se un partito politico è diretto da membri del governo, è chiaro che
si finalizzi l’azione in ottica governista, ad esempio ritardando la votazione,
facendo endorsement sostanzialmente a senso unico, isolando i minoritari,
impedendo il dibattito, insomma pilotandone l’esito. Se poi ci si mette anche
il Garante, che dovrebbe essere super
partes e tutela delle minoranze.
Alla fine di tutto quanto finora, vi lascio con due domande:
1. Avevamo torto noi eroi sconfessati e caduti nell’oblio il giorno
dopo?
2. Se non si sgombra il campo da ogni eventualità, affinché nemmeno sia immaginabile che il leader finalizzi la politica del “partito” per sue mire personali, ha senso sostituirne la figura con un altro, o i big con altri big?
venerdì 19 febbraio 2021
DIAMO I NODI AL PETTINE
lunedì 15 febbraio 2021
AI CITTADINI CAROTTESI
C’è sempre un’ultima goccia che fa
traboccare il vaso. Quando in disaccordo con l’azione politica del movimento 5
stelle, ho accettato le decisioni della maggioranza e, quando in posizione
minoritaria, ho sempre e solo cercato di esprimere la mia opinione, certo che
il dibattito avrebbe potuto solo contribuire ad una maggiore consapevolezza,
fornendo molteplici punti di vista, ma la fiducia al governo Draghi da parte
del mio gruppo politico, è qualcosa che non riesco a tollerare.
È stato vero ed intenso amore, uno slancio
verso un nuovo modo di intendere e fare politica, un credo assoluto nella
visione rivoluzionaria di voler cambiare le cose partendo dagli Enti comunali.
L’intento di programmare la città del
futuro e non rincorrere le riproposizioni di progetti stantii, di spendere in
maniera mirata anziché farlo perché “altrimenti si perdono i fondi e sarebbe
un peccato”, di indirizzare l’occupazione verso la “localizzazione delle
produzioni”, di alimentare l’autosufficienza energetica, di ricercare
soluzioni ecosostenibili perseguendo il fine di tutelare l’ambiente
particolarmente in ottica di lascito ereditario, considerato che chi ha vissuto
questo pianeta prima di noi, non se ne è minimamente preoccupato.
In quel modo nuovo, intellettualmente
onesto e a mio avviso coerente di fare politica, credo ancora e continuerò perseguendone
gli obiettivi, non riproponendo o riproponendomi a fianco del passato
amministrativo, bensì nel dare un’alternativa e non una finta alternanza.
Evidentemente questo intento non
è più del movimento; è cambiato, troppo, lì dove gli interpreti da attori
recitanti un copione scritto dalla collettività, sono diventati sceneggiatori e
registi, risultando così inglobati nel film del sistema, e da esso stesso
assuefatti.
L’indirizzo che sta dando la “dirigenza”
fa sì che questo “movimento” non mi rappresenti più e quindi, se sarà
confermata la fiducia a questo esecutivo, non potrò sentirmi rappresentante;
nel contempo è forte il voler responsabilmente espletare il mandato elettorale
che mi avete affidato, nel rispetto che vi devo e che devo all’istituzione
Comune, un rispetto che mi spinge ad onorarlo nei valori e nei princìpi del
“MoVimento” come lo conoscevamo tutti noi, ad unico interesse del bene comune.
Sicuramente qualche elettore del
M5S non sarà d’accordo con questa mia decisione, magari apparterrà a quella maggioranza
del 59,3% che riconfermerebbe la propria decisione ritenendo di essere nel
giusto; non so quale sia la scelta migliore, ma questo episodio è indicativo ed
è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia coerenza.
Per me non cambia nulla, la mia
porta è e sarà sempre aperta per tutti i cittadini carottesi, come ho sempre
detto e fatto, anche per quelli che non mi hanno votato e così sarà anche per
chi non condividerà questa mia sofferta decisione.
Detto ciò andiamo oltre, abbiamo
problemi molto più seri e vitali da affrontare, criticità che ci coinvolgono
quotidianamente e che richiedono l’impegno di tutti noi.
Grazie
a tutti voi per l’attenzione dedicatami
Salvatore
Mare
Consigliere
comunale – Piano di Sorrento
venerdì 12 febbraio 2021
COSA SI DICONO I SINDACI?
Consta di due pagine la nota prodotta dall’Unità di Crisi di Sorrento,
che il primo cittadino della stessa città Massimo Coppola, ha inviato il 4
febbraio scorso ai colleghi della penisola sorrentina, affinché esprimessero il
loro pensiero nella riunione di domenica scorsa.
Il documento, datato 29 gennaio, è un invito ad «assumere decisioni
coraggiose e talvolta impopolari» considerato che l’andamento del contagio da
Coronavirus in penisola, registra numeri sempre più elevati.
È un appello «al senso di responsabilità, civico e morale, degli
amministratori della Penisola Sorrentina per la definizione di strategie
condivise finalizzate al contenimento del rischio sanitario e per assicurare le
migliori condizioni per la ripresa della nostra economia, basata
prevalentemente sulle attività turistiche».
L’Unità di Crisi evidenzia quel che appare lampante, che il nostro
territorio è un unico agglomerato urbano in cui è impossibile isolare un solo
comune rispetto agli altri, per cui il rischio sanitario non può essere
contrastato con soluzioni singole ma misure applicate uniformemente per tutto
il territorio.
Sono sei le proposte al vaglio, fra cui la prima che mi ha particolarmente
colpito, giacché simile a quella già avanzata dai consiglieri comunali 5 stelle
locali a tutti i Sindaci, con una nota ufficiale del 21 marzo dello scorso anno:
«formalizzazione di un coordinamento dei Sindaci dei Comuni della Penisola Sorrentina
per la sicurezza sanitaria del territorio, con particolare riferimento all’emergenza
Coronavirus».
Delle valutazioni su questa e le altre 5 proposte particolarmente “restrittive”,
non ci è dato sapere, anche considerando che ormai siamo in chiusura della
settimana; le attendiamo in qualche comunicato ufficiale, o almeno su qualche
pagina social come ormai ci hanno da tempo abituato.
Tralasciando il fattore covid-19, resta il fatto che
non è possibile assistere alle riunioni sindacali, nemmeno per i consiglieri
comunali in qualità di uditori come richiesto dal sottoscritto in più
occasioni, e tutto quel che si dice (o si tace) resta nelle segrete stanze.
martedì 9 febbraio 2021
DICHIARAZIONE DI VOTO
L’eventuale entrata del M5S nel governo proposto da Draghi
a mio avviso non può essere letta come atto di responsabilità, giacché sarebbe impossibile
differenziare da altre occasioni e da altri protagonisti; si risulterebbe
inevitabilmente assimilati all'uniformazione, ai modi traffichini di fare
politica in Italia e, di conseguenza, un prendere parte al “grande inciucio”,
al “tutti insieme appassionatamente”.
Nemmeno può passare il concetto che la pandemia ci
“costringa” a turarci il naso ed allearci con “laqualunque”.
Sono consapevole che l’Italia sia una repubblica
parlamentare, e vivaddio, non può esserlo ad intermittenza; è lampante che il
governo debba sempre necessariamente essere frutto di mediazione politica fra
le varie forze che compongono le Camere. Ma un’alleanza, un contratto di
governo, si fa con chi ti è simile, con chi pensi di poter condividere un
minimo di percorso.
Ero contrario al contratto con la Lega e da iscritto
ho votato no, proprio non riesco a “legarmi”, con la certezza che il sentimento
sia reciproco.
Mi sono astenuto con il PD perché a quel punto non si
poteva farne a meno: ho dovuto turarmi il naso, e lo dico senza nessuna
intenzione di offendere le tante conoscenze locali che lottano per il proprio
territorio, con qualche differenza certamente, ma con passione e per il bene
comune.
Ho però ben in mente le parole del presidente
Imposimato, forse troppo in fretta dimenticato:
«Il M5S, che rappresenta la parte più pensosa del bene comune esistente in
Parlamento, deve uscire dalla fase di stallo e di immobilismo in cui versa, per
evitare contaminazioni, e cercare un accordo con le forze del centro sinistra
che siano intenzionate a cambiare per lottare contro le gravi diseguaglianze
sociali in cui è precipitato il Paese in questi ultimi anni.
Il M5S non potrà mai diventare da solo maggioranza assoluta nel Paese ma, sulla
base di un programma condiviso, potrà governare solo alleandosi con altre forze
democratiche disposte a cambiare.
Il M5S potrà riscoprire il valore dell'etica, oggi negletta, che deve ridiventare
un pilastro dell’Italia da ricostruire, rifondando la democrazia e la
solidarietà.
Il M5S ponga al centro della sua proposta:
- la legge sul conflitto di interessi, che è strumento di lotta
alla corruzione e di eguaglianza delle condizioni nella competizione
elettorale
- i rimborsi elettorali da eliminare,
- la lotta all'evasione fiscale con accordo con la Svizzera per
la tassazione dei capitali esportati» (23.6.2013).
Quindi non è una ricerca della verginità perduta, ma
una consapevolezza raggiunta che dovrebbe indurci a scegliere i nostri compagni
di viaggio, e non a subirli, a farceli imporre: da parte mia esprimo un secco
“NO” al governo Draghi, le accozzaglie se le votassero loro.
SVERSAMENTI VALLONE LAVINOLA
È del 4 febbraio scorso l’interrogazione consiliare da me inoltrata al Presidente Russo, con la quale chiedo al Sindaco di riferire
in Consiglio comunale in merito alla situazione di via Vecchia Lavinola.
Proprio giovedì, cinque giorni fa, ricevevo un messaggio privato su
whatsapp con due video rappresentativi ed emblematici, che hanno necessità di
essere spiegati.
Visto l’atto da me proposto, stamattina verso le 9:30 è stato predisposto
dall’amministrazione ed effettuato un sopralluogo con i tecnici della GORI, il Funzionario
responsabile geom. Michele Amodio e il sottoscritto.
Si è preso atto del problema alla condotta fognaria e in giornata, se
le condizioni meteorologiche lo permetteranno (n.d.r. nel momento dell’ispezione
erano proibitive) la linea sarà riparata.
La situazione è molto complessa, se ne discuterà comunque nel prossimo
Consiglio comunale carottese, auspicando un interessamento anche del consesso
vicano; ascolteremo cosa ci diranno dal lato “decisionale” giacché una soluzione
definitiva non può più essere rimandata
La politica faccia la sua parte, interessi le istituzioni
sovraordinate, metta al centro dell’agenda di governo i temi ambientali; la
salute pubblica prima di essere curata, dev’essere tutelata poiché «prevenire è
di gran lunga meglio che curare».
giovedì 21 gennaio 2021
IL GIALLO DEI PINI TAGLIATI
«Fari dei PM sul comune». Così ha titolato ieri il quotidiano Metropolis, che si è occupato della vicenda in un articolo.
Oltre all’impronta chiaramente ambientalista e quindi fondamentale per
i tempi che stiamo vivendo, la questione non è così banale come potrebbe apparire,
trattando di un finanziamento di Città metropolitana per un importo di ben € 162.416,79.
Con le parlamentari Virginia La Mura e Carmen Di Lauro, vogliamo vederci
chiaro, anche a seguito della dichiarazione resa in Consiglio dal Funzionario
comunale, secondo cui «è proprio nella discrezionalità della direzione dei
lavori fare questo tipo di intervento». In sostanza, a suo dire, l’Ente
metropolitano finanzierebbe il potere arbitrario di un agronomo, senza
possibilità di contraddittorio.
A questo va sommato il fatto che nella richiesta di finanziamento, in
riscontro alla nota del WWF del 30/10/2019, si documentava che le jacarande di via
Mercato (quelle delle famose prove di tiro all’albero, qui il video)
andavano sostituite perché avevano subito gravissimi tagli ai cordoni radicali,
inflitti erroneamente durante i lavori stradali; cosa evidentemente in
conflittualità con quanto affermato in Consiglio comunale, giacché ad una mia
interrogazione mirata a conoscere se fossero state avviate le procedure di risarcimento
danni alla ditta, il tecnico istruttore rispondeva che il danno non fosse
riscontrabile né ascrivibile, poiché si era «stati costretti ad eliminare
qualche elemento facente parte dell’apparato radicale laterale al fine di
ricostruire la complanarità della superficie di marciapiede».
Ma l’articolo 2 del regolamento comunale per la tutela del patrimonio
arboreo, vieta di arrecare danno agli apparati radicali mediante trattamenti
chimico-fisici, tranciamenti a distanza inferiore a tre volte la circonferenza
del tronco, misurata ad un metro d’altezza, e proibisce d’impermeabilizzare il
suolo al di sopra delle radici oltre il raggio di un metro dal colletto della
pianta.
Resta senza risposta soddisfacente il quesito ed ignoto il motivo per
cui, nello stesso ufficio, possano coesistere due versioni in antitesi.
Tornando ai pini di via Bagnulo e del Parco delle Mimose, a quanto
risulta si è contravvenuto alle prescrizioni della convenzione stipulata con
Città metropolitana di Napoli, secondo la quale «gli abbattimenti di piante
esistenti dovranno essere effettuati solo a seguito (n.d.r. e non prima) di
relazione sottoscritta da tecnico qualificato che, a seguito di verifica diretta,
attesti che le piante sono morte, in cattive condizioni fitosanitarie e/o
instabili e costituiscono pericolo per l’incolumità pubblica».
In conclusione, se i fondi sono finalizzati all’incremento del verde
urbano, non devono essere utilizzati per la sostituzione di alberi adulti con
piccoli esemplari, abusando della terminologia “autoctono”, che tutto o niente
significa; il potere discrezionale acquisito finora per un’omertosa
indifferenza non può essere più tollerato.
venerdì 8 gennaio 2021
OSPEDALE DEL MARE COME IL MARIANO LAURO
Ospedale del Mare come il Mariano LauroOSPEDALE UNICO Quando le immagini valgono più di mille parole, in particolare per chi ha memoria, per chi sa cos’è Viale dei Pini, su cosa poggia e com’è stata costruita la strada che sarà l’unico accesso all’Ospedale Unico della penisola sorrentina. Non si è contrari ad un DEA di I livello in penisola e non lo si è a prescindere, ma solo chi è accecato può pensare di perpetrare nel perseguire un’idea improponibile. Quel che è accaduto all’Ospedale del Mare a Napoli è un chiaro segno premonitore e non si può non tenerne conto; Sindaci, ripensateci e piuttosto battetevi per fare in modo che siano riattivati i servizi soppressi e che siano garantiti in tempi “civili” i servizi di diagnostica e le visite specialistiche.
Pubblicato da Salvatore Mare su Venerdì 8 gennaio 2021





