giovedì 12 marzo 2026

Il porto che non c'è (ancora)

Piano di Sorrento, Sant'Agnello e il progetto Aponte

errori già commessi e opportunità che il silenzio delle istituzioni rischia di far naufragare

Nella mia vita professionale ho visto grandi porti, porti piccoli, opere riuscite e disastri annunciati. Ho imparato, nel tempo, che il mare non perdona le decisioni affrettate né quelle rinviate all'infinito. Ed è con questo bagaglio che mi trovo oggi a ragionare con sentimenti contrastanti, su una proposta che agita le acque della penisola sorrentina: il progetto del porto di Marina di Cassano, promosso e finanziato interamente dalla famiglia Aponte.

Il progetto: cosa prevede

Gli Aponte, armatori e figure storiche dell'imprenditoria marittima campana che certamente non sta a me presentare giacché ai più arcinoti, hanno presentato ai due comuni interessati dall’area un progetto ambizioso: un unico porto turistico che unifichi le marine di Piano di Sorrento e Sant'Agnello, con un aumento fino al 15% dei posti barca disponibili, un molo dedicato ai grandi yacht, spazi pubblici affacciati sul mare, percorsi pedonali, aree verdi e, elemento tutt'altro che secondario, un ascensore che colleghi il “marina” con i giardini di Villa Fondi, ricucendo quel legame tra il borgo marinaro e il centro urbano che da decenni si è via via sfilacciato.
L'investimento è di oltre 40 milioni di euro, totalmente privato. Nessun onere per le casse comunali. Gli Aponte, come ha dichiarato il CEO Maurizio Aponte, vogliono lasciare qualcosa di concreto alla terra delle loro origini, in memoria degli antenati che proprio dalla Marina di Cassano mossero i primi passi nell'armamento. Un gesto che ha una sua nobiltà, indipendentemente da come lo si valuti sul piano urbanistico.

Una posizione che si è evoluta: perché ero contrario, e perché oggi non lo sono più del tutto

Devo essere onesto: sono sempre stato contrario alla costruzione di grandi opere portuali in contesti costieri sensibili come quello della penisola sorrentina. E lo ero in modo particolare quando si discusse della realizzazione dapprima del porto consorziale e poi del porticciolo, che oggi insiste assieme allo “scoglierone” del Pizzo santanellese, su quella che fu per generazioni la spiaggia storica di Marina di Cassano. Ero contrario allora, e lo ribadisco: quella scelta ha sottratto alla comunità una risorsa pubblica, la spiaggia, senza restituire in cambio un'infrastruttura davvero funzionale.
Oggi, però, il quadro è diverso. Il danno è già fatto. Quei due porticcioli esistono: sono esteticamente poveri, nauticamente insufficienti, privi di una visione strategica. La spiaggia è già perduta. Opporsi a questo nuovo progetto in nome della conservazione di uno status quo che non merita di essere conservato sarebbe, a mio avviso, un errore di metodo oltre che di sostanza.

Le domande che occorre porsi

Detto questo, l'esperienza insegna che ogni opera portuale va valutata con strumenti tecnici seri, non con entusiasmi né con pregiudizi. Alcune domande restano aperte e meritano risposte prima di qualsiasi decisione definitiva.
Sul piano nautico e ambientale: come si modificherà la circolazione delle correnti? Qual è l'impatto previsto sulla sedimentazione nelle anse adiacenti? Sono stati condotti e resi pubblici studi idrodinamici?
Un porto di queste dimensioni su una costa già fragile non può essere approvato sulla fiducia.
Sul piano della fruizione pubblica: gli spazi promessi quali piazze, percorsi pedonali, aree di balneazione, sono vincolati contrattualmente o restano promesse?
Chi gestirà gli ormeggi, e a quali condizioni?
Un porto privato mal regolamentato rischia di trasformarsi in un'enclave esclusiva, accessibile solo a chi può permettersi ormeggi di lusso, escludendo i pescatori locali e la comunità. Le concessioni demaniali, in particolare, devono essere trasparenti nelle durate e nei canoni.

Il silenzio assordante delle istituzioni

Quel che colpisce, in questa vicenda, non è tanto il progetto in sé quanto la risposta che ha ricevuto: nessuna. Cinque mesi dopo il deposito ufficiale della proposta ai due comuni, dopo riunioni tecniche preliminari che sembravano promettenti, non è arrivata alcuna risposta formale. Nessun sì, nessun no, nessuna richiesta di approfondimento. Il nulla. Tanto che Maurizio Aponte è stato costretto a inviare una lettera-ultimatum ai sindaci, nella quale si legge tutta la delusione di chi aveva investito tempo, risorse e aspettative in un progetto che sembrava trovare terreno fertile.
Questo silenzio non è neutro. È una forma di decisione che non si vuole assumere, un rinvio che in politica ha spesso il sapore della resa. Ed è tanto più grave in un territorio che, sul piano portuale e turistico-marittimo, ha storicamente sofferto l'assenza di una visione strategica, accontentandosi di interventi frammentari e mal coordinati.

La decisione non può appartenere solo al palazzo

Per impatto paesaggistico, per ricadute economiche e per il rapporto che disegna tra la comunità e il proprio mare, un progetto di questa portata non può e non deve essere lasciato alla decisione silenziosa di qualche ufficio tecnico comunale o, peggio, all'inerzia di chi preferisce non decidere per non esporsi. Occorre aprire un dibattito pubblico, serio, partecipato, informato.
I cittadini di Piano di Sorrento e di Sant'Agnello hanno il diritto di sapere cosa si sta progettando sul loro litorale, di leggere gli studi ambientali, di conoscere i dettagli delle concessioni, di esprimere una posizione. Le associazioni di categoria, pescatori, operatori turistici, diportisti, devono essere coinvolte. La comunità scientifica locale e le soprintendenze devono essere ascoltate.
Non mi schiero né “per” né “contro” il progetto Aponte e non per pavidità: non è questo il punto. Mi schiero per il metodo. Più di quarant'anni di vita vissuta in mare mi hanno insegnato che le decisioni prese frettolosamente, senza conoscere la rotta, portano alla deriva. E che il silenzio, in mare come in politica, non è mai una risposta sicura.

Il Nautico Nino Bixio: una risorsa dimenticata che il mare ha davanti agli occhi

C'è un elemento che in questo dibattito viene stranamente ignorato, eppure è di grande rilevanza: a Piano di Sorrento ha sede il Nino Bixio, uno degli istituti tecnici nautici storicamente più significativi del Mezzogiorno. Una scuola che ha formato generazioni di ufficiali di coperta e di macchina, e che oggi — come tanti istituti del settore — porta i segni profondi della riforma Gelmini, con la drastica riduzione delle ore dedicate alle materie tecniche e alle discipline strettamente nautiche.
Quella riforma ha sottratto agli allievi ore preziose di formazione, materie che non si imparano solo sui libri, ma che si sviluppano attraverso l'esperienza diretta, il contatto con le imbarcazioni, la pratica sul campo. Ed è qui che la discussione sul porto smette di essere meramente urbanistica o economica, per diventare una questione culturale e educativa di primaria importanza.
Qualunque sia l'esito del progetto Aponte, il Nino Bixio deve essere coinvolto. Non in una logica di alternanza scuola-lavoro, formula spesso ridotta a parcheggio formativo senza vera sostanza didattica, ma in un progetto costruttivo strutturato: laboratori nautici a bordo, esercitazioni di manovra, gestione delle operazioni portuali, sicurezza marittima, ecologia del mare. Le strutture portuali già esistenti, riferendomi ai due porticcioli tanto criticati, e a ragione, potrebbero già oggi  essere messe a disposizione dell'istituto per attività pratiche a costo zero. Che lo si faccia, indipendentemente da qualunque decisione sul nuovo porto.
Il fatto che nessuna amministrazione carottese abbia mai seriamente perseguito questa sinergia, una scuola nautica storica a pochi passi dal mare, senza un progetto formativo legato al porto, è di per sé una misura dell'inadeguatezza politica che ha caratterizzato la gestione del territorio.

Le opere pagate e mai usate: il simbolo di una classe dirigente inadeguata

Per comprendere fino in fondo il livello di inadeguatezza istituzionale che ha caratterizzato la gestione portuale a Piano di Sorrento, basta guardare un fatto concreto, imbarazzante nella sua concretezza: nei porticcioli esistenti sono stati installati e regolarmente pagati con denaro pubblico, impianti per il recupero delle acque di sentina, degli oli esausti e delle acque chiare e scure prodotte dalle imbarcazioni. Sistemi fondamentali per la protezione del mare, imposti dalla normativa europea in materia ambientale. Sistemi che non sono mai entrati in funzione.
Non per mancanza di risorse, quelle c'erano, e sono state spese. Non per assenza di normativa, anch’essa esiste ed è chiara. Ma per quella combinazione tipicamente italiana di incuria gestionale, assenza di controllo e indifferenza politica che trasforma opere pubbliche in monumenti all'inefficienza. Nel frattempo, quelle sostanze inquinanti continuano a finire in mare, quel mare di un litorale che vorrebbe presentarsi come meta turistica di qualità.
È di fronte a questa realtà che il progetto Aponte va letto anche in chiave politica: non come alternativa a uno status quo accettabile, ma come possibile rottura con una gestione del territorio che ha prodotto spiagge perdute, impianti inutilizzati, scuole nautiche senza porto e porti senza cultura marinara.

Conclusione: un'occasione che non va affondata nel silenzio

La penisola sorrentina merita un porto degno di questo nome, inserito in una visione complessiva, comprensoriale del territorio. Se il progetto Aponte, opportunamente valutato, corretto dove necessario, vincolato nelle sue promesse pubbliche, può essere quella risposta, sarebbe un errore storico lasciarlo naufragare per mancanza di coraggio istituzionale.
Ma la comunità deve poter scegliere. Con consapevolezza, con dati in mano, con la voce in capitolo che le spetta. Non trovandosi davanti a decisioni già prese o, peggio ancora già non prese da un palazzo che preferisce il silenzio alla responsabilità.

Salvatore Mare



martedì 6 febbraio 2024

SINDACI MARINARI

Quando chiedevo la formazione di una Rete dei Sindaci delle Città Marinare...

Il sindaco di Torre del Greco Luigi Mennella, scrive a venticinque sindaci d’Italia, al fine di sollecitare «i rispettivi Consigli comunali all’approvazione di un ordine del giorno comune, da sottoporre all’attenzione del Consiglio dei Ministri e ai ministri competenti, al fine di aprire un serio dibattito sul futuro occupazionale della categoria marittima, che rappresenta uno dei traini della nostra economia, per le nostre città e la nazione tutta».
Tema principale, la riduzione dell’indennizzo di malattia della cosiddetta cassa marittima.
I miei più sinceri complimenti al primo cittadino di Torre del Greco, e un po’ di rammarico sugli anni sprecati, giacché era il primo febbraio del 2017, esattamente sette anni fa, che scrivevo al sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, mio ex compagno di movimento e rappresentante di una delle principali città di mare, chiedendogli di farsi portavoce per la formazione della “Rete dei Sindaci delle località marinare”, ossia una organizzazione che potesse muoversi in maniera accreditata e competente presso le sedi istituzionali.
Nogarin mi diede il contatto del suo assessore Andrea Morini, ma evidentemente la cosa non interessava.
La rete dei Sindaci “marinari” era ed è un mio pallino, tanto che nel 2016 l’inserii anche nel programma elettorale della mia città, al primo dei tre punti cardine per il rilancio economico di Piano di Sorrento:
«Per il settore del lavoro marittimo il M5S ed in particolar modo gli attivisti locali, si stanno già adoperando da tempo per trovare una soluzione politica e ridiscutere i termini con proposte concrete già depositate nelle varie Commissioni, tramite i nostri portavoce al Senato, alla Camera dei Deputati e al Parlamento Europeo; ci impegniamo inoltre formalmente di farci promotori della costituzione di una rete dei sindaci dei comuni marinari d’Italia, e di rafforzare in questo modo le istanze dei lavoratori marittimi».
Purtroppo riuscimmo solo ad andare all’opposizione e il M5S sappiamo che fine ha fatto scendendo a patti con tutti, finanche con Draghi cosa per me intollerabile, pur di stare al governo.
Ora, personalmente, non posso che rallegrarmi per questo tentativo del Sindaco Mennella, augurandogli che l'iniziativa abbia successo e non sia limitata nel tempo, o solo per la riduzione dell'indennità di malattia: i problemi del cluster sono atavici e innumerevoli.
Nel frattempo auspico che il nostro sindaco Salvatore Cappiello avvii immediatamente tutti i contatti per far si che si possa finalmente colmare il vuoto rappresentativo della nostra “invisibile” categoria, con l'autorevole voce unisona dei nostri primi cittadini.



lunedì 15 gennaio 2024

MARITTIMI AL CENTRO DELLE ATTENZIONI DEL GOVERNO

Così parrebbe ad occhi profani, infatti nei titoli dei giorni scorsi è apparso un roboante: «Assegnati i contributi per la formazione dei marittimi del Decreto Lavoro».
Ma “l’attenzione” è di tutt’altro tipo infatti, se felice si ritiene chi si è fermato al titolone, non lo è chi ha letto l’intero provvedimento in quanto ha potuto apprendere che i maggiori beneficiari non saranno i lavoratori, ma le compagnie di navigazione.
È palese che questo ennesimo provvedimento non sia in favore dei marittimi, in particolare per coloro che non hanno una compagnia armatrice di riferimento, bensì dei centri d’addestramento e degli armatori, poiché i denari destinati ai primi, transiteranno per le casse dei secondi.
Sommo gaudio per € 1.000.000,00 interamente assegnati per il 2023, che saranno così suddivisi:
Grimaldi Euromed € 332.000,00
Caronte & Tourist € 140.000,00
GNV € 130.000,00.
Onorato Armatori otterrà € 125.000,00 per Moby, € 37.500,00 per CIN, 25.000,00 per Toremar.
Altri contributi attribuiti ad Alilauro, Marnavi, Alilauro Gruson, NLG, Alicost, Delcomar, Caremar, Servizi Marittimi Giuffrè e Lauro, che vanno dai € 35.000,00 concessi a Visemar, agli € 8.500,00 di Capitan Morgan.
Nel prossimo biennio il contributo previsto sarà di € 2.000.000,00.
Nel frattempo con minor enfasi comunicativa, ironicamente sempre a maggior tutela dei marittimi, con l’ultima legge di bilancio, il governo Meloni ha tagliato l’indennità giornaliera di malattia, portandola dal 75% al 60% della retribuzione, lasciando però inalterati tutti i balzelli a carico del lavoratore.
Dapprincipio fu la riduzione della NASPI, poi l’abolizione del reddito di cittadinanza, ora il ridimensionamento della cosiddetta cassa malattia marittima, con la scusante che ci sono (e sempre ci saranno) i furbetti; è quindi lecito attendersi in un prossimo imminente futuro anche l'abolizione delle pensioni di invalidità?
Ed è così che lo Stato, anziché individuare condotte disdicevoli oltre che scorrette, colpisce tutta una categoria, in questo caso i marittimi.
È questa l’ennesima innegabile conferma che chi governa, lo faccia in maniera auto rappresentativa giacché queste figure istituzionali, una volta elette e a qualsiasi schieramento appartengano, badano solo a far quadrare i conti per alimentare un carrozzone traballante, più o meno spontaneamente consegnatosi alle lobbi, cui sono veramente destinati i denari pubblici sottratti alle necessità e al benessere della popolazione.

domenica 23 aprile 2023

CONVEGNO BURLANDO

Genova, anche dello spostamento dei depositi chimici a Ponte Somalia si è parlato al convegno. Nel merito, dopo le critiche degli armatori, si registra la dichiarazione del sindaco del capoluogo ligure Bucci: «Non perderemo Grimaldi. Il più grande armatore italiano resterà nel più grande porto italiano».
Nel contempo, lo stesso Grimaldi lancia il monito: «Noi, volendo, possiamo mandare le navi a fare un lavoro più remunerativo altrove», rilevando le diverse criticità. In primis la perdita di 300 posti di lavoro a terra, oltre a quelli sulle linee dedicate, poi la concorrenza e i costi maggiori per i fruitori delle linee liguri, rispetto le toscane e campane, inoltre la rilevanza della continuità territoriale. Infatti, sottolinea il presidente Grimaldi, le nostre isole Sicilia e Sardegna sono importanti quanto alcuni stati europei.
In chiusura una nota anche per quanto riguarda l’aspetto security e autostrade del mare.
Temi complessi che vanno affrontati nella loro interezza, ascoltando le varie parti, e non imponendo dictat senza avere una visione.
Va dato atto all’ex ministro Burlando di aver creato un'occasione di confronto ad ampio respiro; nel merito registriamo l’assenza ingiustificata e ingiustificabile della sinistra, che perde l’ennesima occasione fornendo ormai il quadro inconcludente della propria “inattività” politica.
Da marittimi e in quanto tali, vorremmo ci fosse maggiore attenzione e un convegno anche sulle annose criticità riscontrate nello svolgere la nostra professione, ma si pone un grosso problema: chi ci rappresenterebbe?



lunedì 17 aprile 2023

OSPEDALE UNICO penisola sorrentina - il 2030 può attendere

Nel merito dell’Ospedale Unico della penisola sorrentina, oltre tutte le considerazioni già fatte, verbalizzate e inviate a tutti gli organi decisori, propongo alcuni spunti sul consumo di suolo tratti anche da documentazione prodotta dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Le ultime piogge, al di là dell’evidente insufficienza dell’impianto di raccolta delle acque meteoriche, peraltro coincidente con quello fognario, non possono non farci riflettere sul fenomeno dell’impermeabilizzazione del suolo che fa assumere alle nostre strade, specie quelle in pendenza e provenienti dalle zone collinari, le sembianze di veri e propri torrenti in piena.
In controtendenza a Sant’Agnello invece, si è consumato e quindi impermeabilizzato terreno in più edificazioni: parcheggio via San Sergio, Social Housing, Casa Albergo degli Anziani, Canile, giusto per citarne alcune finite sotto i riflettori giudiziari o oggetto di interessi parlamentari.
L’affermazione dell’ISPRA che nel 2021 si è raggiunto il valore più alto degli ultimi 10 anni, sembra non sortisca preoccupazioni.
Mi sorprende che la campagna elettorale cittadina si stia svolgendo in maniera molto “soft”, nonostante i temi siano scottanti; forse non si è ancora entrati nel vivo, ma l’impressione che ne traggo è come se una parte in competizione si dichiarasse già sconfitta.
Tornando alla lettura dei dati, il cittadino non può non impressionarsi, infatti la cementificazione di suolo nazionale è ormai di oltre km2 21.500, il consumo medio giornaliero è di 19 ettari, con una velocità di oltre 2 metri quadrati al secondo, e le nuove coperture artificiali hanno sfiorato i km2 70 nel solo 2021.
Eppure l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo è stato definito a livello europeo già nel 2006 con la Strategia tematica per la protezione del suolo, evidenziando la necessità di porre in essere buone pratiche e, in particolare, dell’impermeabilizzazione, forma più evidente e irreversibile.
Per il 2020 le politiche comunitarie prevedevano di tenere conto dei loro impatti diretti e indiretti sull’uso del territorio e ci si proponeva il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere entro il 2050.
L’approccio indicato per il contenimento del consumo del suolo e dei suoi impatti è quello di attuare politiche e azioni finalizzate, nell’ordine, a limitare, mitigare e compensarne l’impermeabilizzazione.
Tutta l’Italia è a rischio idrogeologico, ma quella zona di Sant’Agnello lo è particolarmente, infatti l’area ricade in zona rossa R4, che corrisponde a rischio molto elevato.
Ma nello studio di fattibilità del giugno 2018, a pag. 50 è presa in considerazione la sola area su cui poggeranno le fondamenta dell’Ospedale Unico, zona a rischio moderato e medio (e comunque non esente), ciò come se gli accessi alla struttura non dovessero essere contemplati.
Quindi, mentre si attendono dispositivi atti a finalizzare il consumo netto pari a zero entro il 2030, si continuano a perpetrare sconvolgimenti urbanistici nella nostra già resa fragile penisola sorrentina. Mai detto più appropriato: «mentre ‘o miedico sturèa, ‘o malato more».





giovedì 2 marzo 2023

ODISSEA TASSA D'ESAME

Italia, Anno Salutis 2022. - Uno schiaffo alla tecnologia, alla digitalizzazione, alla telematica, ma soprattutto alla civiltà. Costringere le persone a spostarsi per futilità vincolanti, a spendere soldi e tempo in mobilità, al fine di versare una tassa dall’importo irrisorio e che potrebbe essere assorbita da un bollo o, se proprio necessaria, prevista in pagamento telematico. Ecco la storia, premettendo che nonostante la caldissima giornata afosa e soleggiata, ho utilizzato i mezzi pubblici e la sana buona camminata.
Un marittimo (il sottoscritto) decide di presentare una domanda per partecipare a un bando d’esami per titoli minori emanato della Capitaneria di Porto di Torre del Greco ma, per la cronaca, potrebbe essere un qualsiasi altro luogo italiano.
Affinché l’istanza risulti completa e quindi si possa essere ammessi agli esami, oltre al bollo di € 16,00 e alla documentazione richiesta, necessita allegare la ricevuta di avvenuto pagamento della tassa d’esame dell’importo di 97 centesimi di euro.
Per sapere se nel corso degli anni le cose fossero cambiate, chiedo informazioni in merito al sottufficiale dell'ufficio Gente di Mare corallino, il quale mi dice di recarmi direttamente all’ufficio doganale di Torre Annunziata.
Il giorno successivo, di buon mattino, prendo la circumvesuviana per la stazione di Torre Annunziata e da lì a piedi fino alla dogana che so essere vicino alla capitaneria di porto, almeno così risulta sia dal sito ufficiale, sia da google map, ma giunto sul posto scopro che l’ufficio è stato spostato e che devo tornare indietro di mezzo chilometro.
Poco male, con l’aiuto di un agente della Guardia di Finanza riesco a trovare l’edificio giacché privo di una qualsivoglia indicazione, salgo le scale al piano, e chiedo come pagare la tassa.
La funzionaria mi spiega che c’è bisogno dell’ordine di introito che deve essere emesso dalla capitaneria di porto. Evidenzio che provengo direttamente da Compamare Torre del Greco, ma lei afferma sicura che devo rivolgermi in quel di Torre Annunziata.
Stranito, ritorno sui miei passi recandomi all’ufficio circondariale marittimo oplontino, e lì un gentilissimo sottufficiale mi svela l’arcano. In sostanza Torre del Greco non è registrata presso le Dogane e non può emettere ordini di introito, per cui bisogna rivolgersi o alla Capitaneria di Napoli, o a quella di Torre Annunziata.
Anch’egli non si capacita della farraginosità della procedura, comunque mi compila l’ordine a mano in modo ch’io possa tornare alla dogana. Qui trascorro un altro quarto d’ora al fine di registrare il documento, mi consegnano un altro stampato per l’incasso e con quello vado ad un altro sportello per il pagamento. Finalmente mi danno la ricevuta ma non è finita qui, devo ritornare in capitaneria a Torre Annunziata per registrare l’avvenuto pagamento. Rifaccio la coda, lo stesso militare di prima con estrema disponibilità, annota i riferimenti su un registro timbrandomi la ricevuta. Nel frattempo giungono altri due marittimi che devono versare una tassa simile per sostenere gli esami da ufficiali di coperta.
Sono passate le 11:00, tre ore e mezza in viaggi, camminate, attese e discussioni, per pagare 97 centesimi; posso finalmente andare a prendere la vesuviana per Torre del Greco e consegnare l’istanza… e sui mezzi pubblici, sull’EAV in particolare, si apre un altro capitolo…


sabato 21 gennaio 2023

QUESTION TIME - affinché tutti i cittadini abbiano una voce

Piano di Sorrento - Costituito il Comitato Promotore del Question Time.
Nei nostri comuni le opposizioni latitano, a mio avviso la motivazione è dovuta al fatto che spesso sono confluenti non essendo espressione di un’altra visione politica, cambiando solo nei nomi e cognomi degli interpreti.
I cittadini sono costretti a subire decisioni avendo come unica arma la matita copiativa, utilizzabile normalmente ogni cinque anni e comunque di scarsa memoria. Per questo motivo ho fatto del mio faro la partecipazione popolare, considerandolo l’unico strumento realmente democratico ed efficace.
Nel silenzio “istituzionale” è infatti passato il fatto che a Piano di Sorrento, su mia proposta e dopo quasi due anni di battaglia in commissione consiliare e consiglio comunale, sia stato deliberato il “Regolamento attuativo degli strumenti di partecipazione popolare”, colmando quindi il vuoto e normando le forme associative, le consulte, le proposte e le petizioni popolari, e infine i referendum.
Parlo di silenzio istituzionale giacché il regolamento non è nemmeno pubblicato nella sezione del sito dell’ente, seppur deliberato in consiglio il 30 marzo 2018 (DCC n.23), è quindi palese che tale controllo cittadino dia fastidio al “conducente”, il quale desidera perpetuare nel paradosso del controllato che controlla il controllore.
Facendo un breve salto indietro, alla vigilia delle amministrative, quando si parlò di costituire Fortemente Piano, la lista civica che ora governa e di cui facevo parte, era chiaro per tutti che il nostro patto era il “programma”, e nel programma sottoscrivemmo chiaramente: «Referendum consultivi, question time aperti ai cittadini, consigli comunali itineranti, bilanci partecipati, devono finalmente trovare reale ospitalità nella nostra concezione di intendere la vita pubblica».
Di tutto ciò finora non si è visto nulla, nemmeno pubblicati i bilanci semplificati per i cittadini, figuriamoci il bilancio partecipato.
Chi dovrebbe allora presentare una mozione per l’istituzione del question time? Questa opposizione? La stessa che durante l’ultima consiliatura, quando era maggioranza, bocciò la mia mozione?
Ecco allora l’importanza degli strumenti partecipativi e perché è quindi fondamentale che si istituiscano confronti pubblici con la cittadinanza.
Con queste motivazioni abbiamo costituito il Comitato Promotore per il Question Time a Piano di Sorrento.
Ci auguriamo che questo Comitato possa essere solo una provocazione e che l’amministrazione Cappiello istituisca come da programma, i “Question time aperti ai cittadini”, ma se ciò non dovesse avvenire siamo determinati, ci vedremo nelle strade di Caruotto e chiederemo la vostra firma con un unico scopo, fare in modo che tutti i cittadini possano avere una voce.

Esempi di question time:
Comune di Chieri 
Comune di Jesi 
Comune di Sesto San Giovanni