Litigano, si sbattono, giocano a chi mette sul tavolo il carico più grosso, una sorta di tressette sulla pelle degli italiani, in palio la proprietà non intellettuale ma fisica di un logo, di un simbolo ormai rappresentativo del nulla cosmico giacché svuotato di ogni contenuto, con la mera illusione di voler prolungare quello che ormai è già scritto e sancito inequivocabilmente anche dalle ultime amministrative.
Il M5S non c'è più: Di Maio rappresenta unicamente il suo potere acquisito che prima o poi svanirà e lo relegherà nel nulla delle sue innumerevoli contraddizioni.
Conte è leader "esterno" di un partito costruito a tavolino e monocraticamente, sulle ceneri di un movimento distrutto da beghe interne e lotte per la supremazia, come galli su cumuli di pattume. Tanto valeva mostrare coraggio, togliere le stelle e formare la sua squadra (che poi alla fine è così, considerato che saranno tutti nominati da lui stesso).
La realtà è che tutto ciò alcuni di noi già l'avevano capito da tempo e denunciato, e chi ora sbraita contro questo abbrivio inarrestabile, dovrebbe recitare il mea culpa, magari cospargersi il capo di cenere per non aver saputo né leggere, né ascoltare, preferendo acclamare il "pupo d'oro" che nel loro immaginario, come re Mida, trasformava in oro tutto ciò che toccava.
Prima o poi tutto verrà fuori ed i sentimenti che ne scaturiranno potranno essere molteplici, dal divertento all'intossicazione; per quanto mi riguarda sono ormai fuori e sono convinto che qualsiasi operazione atta a riesumazioni sarà un fallimento perché, se è vero che noi italiani siamo dei creduloni e che l'elettorato del fu M5S è incurabilmente idealista, altrettanto vero è che non siamo stupidi.
Qui l'articolo del Corriere del Mezzogiorno sulla lettera premonitrice di alcuni consiglieri comunali a Beppe Grillo del settembre 2017: fra i promotori c'ero anch'io, sottoscrittore del documento.
giovedì 16 giugno 2022
LA RESA DEI CONTI O LA RESA DI CONTE
venerdì 10 giugno 2022
GARANTE DIRITTI DISABILITÀ - TANTA FATICA PER NULLA?
Credo come a tutti, spesso mi capita di pensare alle persone care che ci mancano, in particolare quelle che ci hanno lasciato di recente. Manco a farlo apposta mi cadeva l’occhio su un mio vecchio post sulle liste d’attesa AIAS e sull’intervento dell’amica ancor prima che avvocato, Andreina Esposito.
Ora potrei scrivere di uno dei suoi tanti ricordi, una delle molteplici volte in cui mi è venuta in soccorso o in cui si prodigò in maniera del tutto disinteressata per la risoluzione di una qualche criticità; il ruolo del Garante dei diritti delle persone con disabilità pareva esserle cucito addosso.
Ma in questo momento desidero invece abbandonare il lato emozionale e descrivere il fatto politico, raccontandovi brevemente quanto è stato lungo e laborioso l’iter per riuscire a far approvare questa figura istituzionale al Comune di Piano di Sorrento.
Tutto cominciò con una mia proposta dettagliata e completa di regolamento, agli atti del giorno 29 gennaio 2017. Proposta ignorata che trasformai in mozione il 15 marzo successivo e che la maggioranza consiliare decideva di dover approfondire in commissione regolamenti.
Dopo mie insistenti pressioni, la commissione ne approvava il testo così come proposto senza modifiche, quindi il 12 aprile ripresentavo la mozione che finalmente, il 25 maggio era approvata all’unanimità dei consiglieri presenti.
Ora non voglio annoiarvi, ma se vi va di sapere nel dettaglio potete leggere oltre che dal mio blog, l’articolo del Talepiano «Salvatore Mare attacca: “incapaci, farebbero bene a dimettersi”».
Così fra un’interrogazione e un mio interpello al Prefetto di Napoli, finalmente dopo 25 mesi Piano di Sorrento nominò il suo primo Garante dei Diritti della Persona con Disabilità.
Fu una battaglia di civiltà per ottenere un qualcosa che dovrebbe essere nell’interesse di tutti, ma che parrebbe anche a questa amministrazione non importare più di tanto, al punto da ignorarne la figura anche istituzionalmente nel triste giorno in cui l’avv. Esposito, l’amica Andreina, ci lasciò.
Non un comunicato, non una presenza con fascia tricolore nemmeno di un delegato; ricordo ai funerali il solo Mario Russo (Presidente del Consiglio nella trascorsa amministrazione ed attuale Consigliere d’opposizione) e Vincenzo Califano (già portavoce dell’ex sindaco Vincenzo Iaccarino).
Quindi non sorprende che Piano di Sorrento non solo non abbia nominato il Garante ma che al momento non abbia prodotto nessun atto propedeutico teso all’individuazione di questa importantissima figura posta a tutela dei diritti di chi vive una disabilità, anche temporanea.
Ci vorrebbe poco, basterebbe copiare l’avviso di gara, e se risultasse troppo faticoso trovarlo sul sito del comune, questo è il link, è in formato word, basterebbe sostituirne le datazioni e qualche nome…
sabato 2 aprile 2022
BENVENUTA GENTILEZZA
Accade un fatto per me inconcepibile: a Sant’Agnello un consigliere comunale di minoranza accetta la “delega alla gentilezza” dal primo cittadino Piergiorgio Sagristani.
Qui, in questo angolo di penisola interessato da uno dei più controversi episodi urbanistici che la storia locale ricordi, la vicenda Social Housing di via Monsignor Bonaventura Gargiulo, con decine di famiglie incolpevoli in procinto di essere sgomberate per i provvedimenti adottati dall’Autorità Giudiziaria, da alloggi che hanno in buona parte già pagato. La Magistratura inquirente ha infatti valutato le scelte adottate dall’amministrazione pubblica santanellese, almeno in questa prima fase,
non conformi alla legge.
Le famiglie coinvolte quindi avrebbero il solo torto, ove le accuse dovessero trovare conferma nel proseguimento del procedimento giudiziario, di aver confidato nella giustezza delle decisioni dell'amministrazione comunale.
Sarebbe il caso di occuparsi prima di queste questioni e poi, perché no, anche della gentilezza di cui abitualmente dovrebbero dare sfoggio i dipendenti nei confronti dei cittadini, loro reali datori di lavoro.
Valutando invece il dato politico, se tutto ciò fosse accaduto in altri tempi sarebbe successo il finimondo al palazzo di città, invece con questo nuovo modo di (non) fare politica, silente e assertivo, tutto passa e scorre in maniera abnormemente normale.
Le opposizioni in penisola, per l’ennesima volta, si palesano con tutte le loro falle e contraddizioni e prendo atto che il M5S, quello in cui in un recente passato avevo creduto e dato fiducia, di fatto passa ufficialmente in maggioranza.
Il sindaco è abile politico e troppo intelligente per non capire cosa significhi realmente questa nomina, non può non comprendere o sapere la differenza che c’è fra un incarico “consiliare” e uno “giuntale”.
Finora avevo preso atto della mancanza di supporto del M5S, in particolar modo dai portavoce regionali, per la latitanza su tutte le questioni ASL NA3 Sud, a cominciare dalle problematiche del centro oncologico e di quello trasfusionale, dalla chiusura del centro di sanità mentale in via del mare e del pronto soccorso vicano, dall’accettazione pacifica, quasi dogmatica, dell’edificazione dell’Ospedale Unico, nonostante tutte le criticità ampiamente esposte dal sottoscritto e verbalizzate in dibattimento del Consiglio Comunale carottese del 12 aprile 2021. E ne prendevo ancor più coscienza dall’inconsistenza dell’azione politica locale di opposizione, troppo timorosa e mai realmente ficcante, con timide interrogazioni emesse quasi sottovoce cui nessun seguito è stato dato.
Credevo fosse possibile creare una comunità di persone disinteressate che lottassero unicamente per la tutela del bene comune, ma da quando si era 4 amici al bar, così si è rimasti, e non ci si prende nemmeno più il caffè.
mercoledì 16 marzo 2022
UNA VERITÀ PER TUTTI
Assistiamo all’inverosimile farsa dell’inconcepibile.
Onore, parola, dovere, non hanno più posti pregnanti nei valori, per tutto c’è una giustificazione, ogni notizia è propaganda e sempre più spesso lascia spazio alla mistificazione dei fatti.
Rassegniamoci, non sappiamo nulla, la verità non esiste, è oscurata dal tifo indotto per simpatia, vuoi per i rossi, vuoi per i neri, vuoi per gli azzurri, e poco importa se vengono calpestati diritti sacrosanti acquisiti con lotte anche sanguinose nel corso dei secoli della cosiddetta evoluzione umana.
Penso al discriminatorio “green book” che tanto scandalizza “ora” ma normalissimo negli anni ’60, e per assonanza non solo per mancanza di fantasia nel titolo, al pass di stato necessario per lavorare e, di riflesso, per sopravvivere.
Però c’è Jorit (si, quello del murales di Lucio Dalla a Sorrento) che dipinge Dostoevskij sulla facciata dell’istituto Righi accompagnando l’opera con un testo di Pasolini, in contrapposizione ad altri luoghi di cultura che cancellano corsi o bandiscono testi russi. La dirigente scolastica Giovanna Marciano dirà: «Sento la responsabilità di questo lavoro, siamo il contrario della Bicocca, per noi la cultura è universale».
Questa è la rappresentazione della Napoli capitale che ci distingue e che amo, non quella dello spettacolo farsesco di città metropolitana che ci costringe, dopo la legge Delrio, ad assistere quali spettatori impotenti alle elezioni dell’ex provincia, alle spartizioni di incarichi con accordi fra poteri che abbiamo nostro malgrado contribuito a consolidare, con il nostro voto e la nostra delega in bianco.
Il potere logora chi non ce l’ha, nel senso che usura il popolo con una finta democrazia, che si palesa nella sua inefficacia in modo evidente con le elezioni di secondo livello: sarebbe interessante sapere quanti cittadini di Napoli e provincia ne hanno una conoscenza consapevole.
Permettetemi di non partecipare, di esternare questo mio sentimento di nausea non per quanto accaduto a Josi Della Ragione, che conosco così come tanti altri interpreti a causa dei miei trascorsi nel fu M5S, da attivista prima e consigliere comunale poi, ma per i comportamenti tenuti da nostro malgrado rappresentanti, i quali hanno la capacità di sconfessare le loro stesse idee; credibilità zero, ma che sarà purtroppo resettata dalla memoria degli elettori alle prossime politiche.
La coerenza dovrebbe essere il vessillo da sbandierare, ma la politica, questa politica ormai ha sempre meno credibilità e si nutre della dissociazione dalla vita reale; siamo ormai giunti alla fase dell’abbandono?
«Bisogna cambiarlo questo mondo.
Fra’ Ciccillo è questo che non avete capito. Un giorno verrà un uomo dagli occhi azzurri e dirà: "Sappiamo che la giustizia è progressiva e sappiamo che man mano che progredisce la società, si sveglia la coscienza della sua imperfetta composizione e vengono alla luce le disuguaglianze stridenti e imploranti che affliggono l’umanità".
Non è forse questa avvertenza, della disuguaglianza fra classe e classe, fra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace»? – Pier Paolo Pasolini
sabato 23 ottobre 2021
CHI SALVERÀ LA GENTE DI MARE
Il 10 dicembre del 2007, con un gruppo di amici colleghi, costituimmo l’Associazione Marinai Sorrentini con sede in Piano di Sorrento.
Fra gli scopi principali dell’Associazione, c’era la «volontà di instaurare un rapporto longevo con le autorità marittime per la conoscenza di nuove normative e la ricerca di forme possibili di collaborazione».
Ma l’associazionismo locale non era e non è visto dalle autorità quale risorsa; per questo motivo riunimmo tutte le nostre già numerose attività, in un’organizzazione più ampia che siglammo in un patto denominato Lega Autonoma delle Associazioni Marinare, il 25.3.2009 a Porto Santo Stefano, e che mi vide interprete quale Segretario Nazionale e membro del gruppo di lavoro “Personale Marittimo” presso il Corpo delle Capitanerie di Porto a Roma.
Lo scioglimento del gruppo in primis e il muro di gomma istituzionale, mi fece pian piano desistere e mi indusse, nel 2013, a portare all’attenzione di una forza politica che si mostrava rivoluzionaria e della quale ero attivista, delle criticità del settore.
In questo M5S ho creduto, ho messo a disposizione tutto me stesso anche coinvolgendo miei colleghi sull’intero il territorio italiano. Grazie al Movimento sono riuscito a portare la questione nei palazzi romani, alla Camera, al Senato, al Ministero dei Trasporti, ma tutti gli incontri, i dibattiti, i documenti proposti, insomma tutto l’enorme volume di lavoro svolto in questi anni, è rimasto un puro esercizio lessicale.
Credo sempre più fermamente che un movimento politico territoriale, di Sindaci testimoni reali delle necessità di un popolo ridotto allo stremo, non unicamente da questa pandemia che troppo sta monopolizzando l’informazione pubblica distraendo i cittadini dalla quotidianità, sia l’unica strada ormai percorribile, laddove interessi lobbistici premono affinché si indirizzino normative in senso opposto a quelle che dovrebbero essere invece poste a tutela del marittimo e del lavoro.
L’auspicio è che dalle città, magari da Piano di Sorrento, località ovunque nota per il suo storico ruolo nel forgiare esempi marinari di levatura, da questa nuova amministrazione, possa partire una forza promotrice che riesca a coinvolgere i Sindaci di altri luoghi marinari, e supportare tutti insieme la Gente di Mare, così palesemente vessata da normative che non trovano applicazioni negli altri stati membri dell’Organizzazione Marittima Internazionale.
Estratto del video dell’Assemblea pubblica dell’Associazione Marinai Sorrentini del 24.11.2008: da allora la situazione è da considerarsi solamente peggiorata.
venerdì 15 ottobre 2021
QUANTO CI COSTA LAVORARE
Il marittimo, con l’introduzione del codice internazionale STCW (acronimo che tradotto significa standard di addestramento, certificazione e tenuta della guardia) è tenuto ad acquisire certificati abilitativi per svolgere la propria professione, a proprie spese e presso centri privati riconosciuti.
Si va dai corsi base di “primo soccorso”, “sicurezza personale e responsabilità sociali”, “sopravvivenza e salvataggio”, “antincendio base”, per approdare a quelli più specifici, tra cui “antincendio avanzato”, “marittimo abilitato ai mezzi di salvataggio”, “marittimo abilitato ai battelli di emergenza veloci”, poi ancora corsi quali: “radar”, “ARPA”, “ricerca e salvataggio”, “cartografia elettronica”, “gestione della crisi e della folla”, familiarizzazioni varie, posizionamento dinamico, eccetera.
In tutto questo potete immaginare quale sia il volume d’affari dei centri di addestramento privati, considerato che pubblici non ce ne sono (ndr: la riforma Gelmini ha distrutto l’istruzione nautica), e sulle motivazioni per cui vari armatori si siano dedicati a questo settore, considerandolo un vero e proprio serbatoio di liquidità cui attingere quotidianamente.
Ma torniamo ai marittimi. Tutti i certificati hanno una scadenza di cinque anni entro i quali sono rinnovabili; il codice internazionale (sezione A-I-11) stabilisce i parametri per ottenere i rinnovi.
Occorre dimostrare di aver svolto un anno di navigazione negli ultimi cinque, in alternativa a tale requisito, sono previste altre modalità fra cui lavori equipollenti per 30 mesi nei cinque anni antecedenti la scadenza o un periodo d’imbarco di almeno tre mesi negli ultimi sei.
Ebbene, in Italia non è così, infatti entro la scadenza dei 5 anni, il ministero delle infrastrutture e (ora) della mobilità sostenibile, oltre al periodo di navigazione, oltre all’assurdità solo nostrana che l’eventuale periodo di lavoro equipollente debba essere svolto in maniera continuativa annullando di fatto tutti gli stagionali, pretende che il lavoratore svolga corsi di aggiornamento presso i già citati centri di addestramento, chiaramente sempre a pagamento.
Ma l’assurdità assume contorni ancora più paradossali se consideriamo che, scaduto uno o più certificati, bisogna rifare i corsi corrispondenti daccapo e a costo pieno.
Il mondo intero ha dichiarato i “Seaferers key workers” (marittimi lavoratori essenziali), anche l’Italia, ma non nei fatti.
Nota a margine - Ho cercato di semplificare per il lettore a digiuno ed anche per quei parlamentari che volessero farsi carico di queste criticità e rappresentarle alla Camera o al Senato; non sono entrato nelle specificità dei certificati IMO, o trattato di quei casi per i quali ci si vede costretti a riprendere il percorso di studio, o di quelli che hanno visto molti di noi tagliati fuori da parte del mercato lavorativo dal DM 121/2005. I colleghi mi perdoneranno, ma se parliamo di tecnicismi rischiamo di capirci solo noi, e questo non deve mai più accadere.
Mi riprometto di trattare prossimamente altri aspetti del nostro lavoro. #RestiamoSintonizzati...
venerdì 8 ottobre 2021
RICOMINCIO DA...
Tu uomo di mare sempre amerai la libertà.
Ho liberamente adattato a me stesso un verso di Charles Baudelaire.
La mia direttrice è la coerenza, perché la sbandierata onestà senza coerenza è come una barca cui manca il tappo di aleggio e, nonostante tutto, devo ancora spiegare ulteriormente quel che appare evidente.
Non ho abbandonato il M5S, è il MoVimento che non c’è più, trasformato in un partito cui non si è avuto il coraggio di cambiargli nome, aggiungendo una data futura che, se avremo fortuna, la vedremo compiendo 88 anni io e 86 il presidente nominato per ratifica.
La partecipazione popolare, quella consapevole e non dei click, il totale impegno a tutela del bene pubblico, l’ascolto dei cittadini e delle loro esigenze, la particolare attenzione all’ambiente e alla sostenibilità, insomma questo è stato e sarà il mio faro.
Ho dialogato e continuerò a farlo, con tutte le forze politiche, perché il confronto è il sale della democrazia, ma facendo ciò non ho mai snaturato o svenduto il mio essere pensante.
Il dissenso in un gruppo politico dovrebbe alimentare il dibattito e far crescere il collettivo, invece nel nostro caso si è preferito epurare, immediatamente, al più piccolo distinguo.
Allora dovrei parlare della lettera ai MeetUp che ha modificato di fatto l’attivismo in arrivismo, della modalità di scelta dei leader, dei portavoce e degli ectoplasmatici facilitatori: sempre gli stessi.
Dovrei parlare dell’apertura alla società civile che mi ha visto gestire “da solo”, in penisola sorrentina, una campagna elettorale difficile per la presenza in lista, mio malgrado, di un massone in sonno espulso già prima delle elezioni, e approdato in seguito a Italia viva.
Dovrei entrare nel merito dell’apertura dei forni e della ricerca di un accordo per governare a tutti i costi, prima con la lega, poi con il PD.
Dovrei elencare tutti quei provvedimenti che ci hanno resi simili al sistema e che alimentano il voto di scambio sui territori, mi riferisco agli innalzamenti delle soglie per gli affidi diretti, o di quelli che hanno depotenziato il controllo, ossia il conferimento al consiglio comunale del potere di nomina del presidente del collegio dei revisori: provvedimenti ai quali ci siamo opposti ben comprendendone la rilevanza.
Dovrei parlare, anche se oggi tutto si è rivelato con il patto per Napoli, dell’assenza strategica in Città Metropolitana e di come sia stato possibile far dilapidare 440 milioni di euro, alla bisogna dei sindaci e non per interventi strutturali nelle zone omogenee, queste ultime esistenti solo sulla carta geografica quale esercizio grafico-analitico mal riuscito.
Dovrei parlare della scomparsa dei regionali campani in merito alle grandi tematiche locali del comprensorio, e mi riferisco in particolare alla sanità peninsulare e all’ospedale unico, senza tralasciare lo stato catastrofico dei trasporti pubblici e la criticità dei lavoratori stagionali e marittimi.
Dovrei parlare della pantomima degli stati generali, ridotti a esercizi dialettici cronometrici, gestiti con imperizia dai facilitatori, e disattesi in tutti i contenuti politici nei documenti finali e nella designazione di un organo direttivo.
Dovrei, quindi devo stendere un velo pietoso sul grande inciucio operato con l’entrata nel governo Draghi, in quella che nell’ipotesi più buonista possiamo definire l’accozzaglia dei migliori.
Nel tralasciare le non trascurabili motivazioni personali ma che poco appassionerebbero i lettori di dati politici, sono questi alcuni dei motivi principali per cui, nel corso degli anni, mi sono sempre più distaccato dal M5S 2.0 di Luigi Di Maio, e mi hanno fatto prendere le distanze da questo Movimento 2050 del presidente Conte.
È ora di voltare pagina perché siamo tutti colpevoli, anche chi ora mostra i muscoli chiedendo un impraticabile ritorno al passato, perché è stato molto più semplice adagiarsi su comode posizioni, anziché impegnarsi in una vera opera di rinnovamento del modo clientelare di fare politica.
Noi cittadini attivi della penisola, #RestiamoSintonizzati, perché non dobbiamo arrenderci nel pretendere amministrazioni pulite, meritocratiche e lungimiranti. Abbiamo piantato il seme, ma l’acqua si è dispersa; alimentiamo questo arbusto rinsecchito, è ancora vivo. Crescerà forte, verde e rigoglioso solo se ci impegneremo e lo vorremo, perché «impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo» (cit. Muhammad Alì).
Massimo Troisi ricominciò da tre, personalmente ricomincio da 80, non solo un numero importante ma cittadini cui bisogna dare voce; almeno numericamente, sulla carta, parto avvantaggiato.




