martedì 22 luglio 2014

TANGIBILE INCONSAPEVOLEZZA

Non riesco a scindere, non ho più percezione: qual è la realtà.
Proprietario d’incubi che mi coinvolgono in modo sempre più imbarazzante.
Mi sveglio ma non ne sono certo,
mi addormento ma non ne ho consapevolezza.
Vivo cosi, abbandonandomi all'oblio dei sogni e della realtà,
e confondendone le trame,
mi perdo in orizzonti inenarrabili.


giovedì 24 aprile 2014

E NAUFRAGAR M'È DOLCE!

Mi sono perso e non voglio ritrovarmi.
È vero, ti ho cercato tanto, credevo fossi lo scopo della mia esistenza, ma mi sono dato troppa importanza.
A cosa serve ch'io mi affanni,  mi dimeni, cresca, accumuli, se poi il mio domani non sarà più giorno?
È certamente più proficuo investire nella propria coscienza, in modo che le proprie azioni, il proprio modo di essere e porsi, possano essere la vera eredità.
È vero, ti ho cercato tanto, ma non eri lo scopo della mia vita, eri la scintilla delle mie idee, eri l’acqua del mio orto, eri fonte d’ispirazione, nulla più; anche tu un mezzo come me, un veicolo di pensieri, di emozioni.

domenica 2 febbraio 2014

IL TEMPO RUBATO

ai Bocconiani moderni...

Sono profondamente ignorante in materia e quel che so dell'economia, l'ho appreso da ciò che mio padre, laureato presso la nostra facoltà partenopea, ripeteva nei momenti di crisi.
Era appena dopo il boom economico, ma anche gli anni dell'austerity, di quelle bellissime domeniche a piedi degli anni '70, tanta gente per strada, festa di pattini e biciclette, di gioventù spensierata e di bambini chiassosi e divertiti.
Allora lui, rivolgendosi a mia madre, vero potere gestionale e governativo della famiglia, ammoniva: "Bisogna fare economia".
Da allora, la mia percezione dell'economia è sempre stata risparmiare e non spendere.

martedì 14 gennaio 2014

SI VIAGGIARE

evitando le buche più dure...

L’automobile, microcosmo egocentrico in cui chi ruota il volante detiene il potere ed ha sempre ragione; un piccolo mondo in cui colui che guida ha la inconfessabile e presuntuosa possibilità di modificare le leggi a proprio piacimento, di decidere più o meno consapevolmente della sorte altrui, giudice di vita o di morte.
All'interno dell’abitacolo se si è soli, pensieri volano altrove liberando la mente dalla monotonia della gestualità degli arti, incrociando sovente i propri occhi nello specchietto, incapaci di sostenere il proprio sguardo occupato nello scrutare territori altresì inaccessibili.
Se invece si è in compagnia, ci si coinvolge in conversazioni disparate, passatempi più o meno interessanti, di temi futili o esistenziali, di torti o di ripicche, di lavoro o di disoccupazione, dell’amore o dell’odio.